Visto il successo del webinar di fine maggio, dove è stata presentata la sezione professionale di economia comportamentale in ANCP, e visto il riscontro avuto dai partecipanti sul macro tema del passaggio generazionale, letto attraverso l’economia comportamentale, in questo articolo andiamo a fare alcune riflessioni.
Cosa ci dice la behavioural economics sul passaggio generazionale?
Ci fa interpreti, a noi consulenti patrimoniali, dei processi decisionali dei nostri clienti, come esseri umani emozionali e non razionali.
Questa consapevolezza va letta da noi consulenti come atto costitutivo, nel comunicare con i nostri clienti; prima della consulenza successoria, fiscale, legale e finanziaria, prima degli strumenti tecnici e di qualsiasi altro aspetto organizzativo.
E’ importante soprattutto alla luce del fenomeno che ci investirà tutti, il Great Wealth Transfer, il più grande passaggio generazionale della nostra epoca moderna, in Italia in particolare con aziende che, per una fetta grandissima, sono aziende familiari, dove la componente “dei sentimenti” è prevalente.
Quando parliamo di passaggio generazionale e behavioural economics a cosa ci riferiamo nello specifico?
Facciamo un primo distinguo tra eredità e successione in azienda, non sempre rappresentano la stessa cosa.
Chi eredita da un padre imprenditore, può vedersi trasferita ricchezza sotto molteplici forme, capitali, immobili, opere d’arte; questo è ciò che potrebbe essere lasciato ma potrebbe non continuare a generare valore.
L’impegno nella generazione di valore continua nel tempo invece, quando c’è un passaggio generazionale.
Cosa passa a chi rimane in azienda? Quote societarie, capitali, dipendenti, strutture tecniche, rapporti con istituti di credito, fornitori, board apicale; ma quando? nel momento in cui l’imprenditore non ci sarà più.
E prima? Prima bisogna fare un percorso con l’imprenditore, prima di tutto nell’affrontare l’argomento principale che non è il passaggio dopo di lui, non è lasciare e abbandonare tutto quello che si è costruito, ma è il futuro, il futuro è proseguire l’azienda nelle mente dell’uomo emozionale.
Ma il futuro è argomento del nostro cervello razionale? Della nostra corteccia prefrontale? Proprio no, noi umani decidiamo nell’immediato, in fretta, il nostro sistema limbico, che si attiva per primo nel nostro cervello, è la sede dove gestiamo le emozioni, la memoria e la sopravvivenza, non siamo capaci di gestire un programma a lungo termine;
E quindi quali sono le obiezioni dell’imprenditore a proposito del futuro? C’è l’illusione di prendere tempo, ma abbiamo visto che proprio non funzioniamo così, c’è la speranza che non debba decidere tutto da solo, non è mica solo lui il protagonista di una responsabilità emotiva così immensa, si mentre leggete immensa, il cervello elabora grande!!!!
E non abbiamo accennato alla emozione più forte di tutte, la paura!!!
La teoria del prospetto di Kahneman e Tversky proprio questo ci aiutano a capire; questa teoria è un vero e proprio modello comportamentale e spiega come le persone scelgono in condizioni di incertezza o di rischio.
Come scelgono? Senza senso logico, con un grande acceleratore della paura, l’avversione alla perdita.
A questo punto, come interveniamo noi consulenti patrimoniali? Essendo consapevoli di tutto questo archivio delle emozioni, andiamo a tutelare l’imprenditore, quando è ancora ben saldo alla guida dell’azienda, con consapevolezza, nel merito del suo lascito più importante.
Il passaggio di valore dell’azienda, del suo scopo, della sua meta per cui ogni azione tende all’impegno e alla responsabilità.
Come? Condividendo con l’imprenditore le decisioni sul valore della leadership, sul riconoscimento dell’esperienza, di tutto l’accaduto nella storia aziendale.
Esperienza, valore, scopo, impegno, tutto questo può essere detto, capitale semantico, che è l’identità di tutti noi.
Il professore Luciano Floridi, filosofo e direttore a Yale, tra le tante mansioni, del Digital Ethic Centre, ci rappresenta il capitale semantico, come quel granellino di sabbia che entra nella conchiglia e permette lo sviluppo della perla, nel nostro caso, tutto quello che accade nella vita dell’azienda, tutto il vissuto che è fonte ma che è, e deve essere risorsa, nella costruzione di valore nuovo nel futuro.
Questo è l’atto costitutivo della consulenza patrimoniale con l’economia comportamentale, prima della tecnica organizzata, accompagnare la natura umana ed i suoi labirinti.
L’economia si fa umana per gli esseri umani.
Buona lettura e buona economia comportamentale a tutte e a tutti.
Paola Ferrante
Presidente Sezione Economia Comportamentale ANCP

